“Diritto di critica, sì. Calunnie, insinuazioni ed intimidazioni, no”
Il Sindaco di Adrano, Fabio Mancuso, rende noti i contenuti della querela formalmente presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania nei confronti dei responsabili della pagina Facebook denominata “Adrano – La Perla dell’Etna”.
Nel corso della conferenza stampa e così come riportato nel testo della querela, il Sindaco denuncia quella che definisce una attività «comunicativa continuativa, reiterata e seriale», caratterizzata da una «produzione sistematica di contenuti aventi ad oggetto, in modo pressoché esclusivo e monotematico, la figura del sottoscritto». Secondo quanto riportato nella querela, le pubblicazioni avrebbero determinato «un effetto di martellamento informativo nei confronti dell’utenza locale», con una narrazione «volta a rappresentare il querelante in termini sistematicamente negativi».
Particolare rilievo viene attribuito alla veste pseudo-giornalistica dei contenuti diffusi. Nell’atto si evidenzia infatti che «le pubblicazioni non assumono l’aspetto di semplici post di opinione personale, bensì quello di articoli strutturati», con titolazioni, firme e ricostruzioni presentate come analisi obiettive. Tuttavia – si legge testualmente – «risulta totalmente assente qualsiasi elemento che possa ricondurre la pagina a una testata regolarmente costituita o a un organo di informazione conforme alla normativa vigente». Pertanto ricorrere ad una querela non vuol dire solamente tutelare la propria persona e quella del Sindaco ma soprattutto difendere e tutelare la città di Adrano da false notizie, mistificatorie di un tessuto sociale, ricco di aggregazioni associative, laiche religiose, e di un vivace mondo culturale rispettabilissimo ed impegnatissimo nella crescita civile della città.
La querela sottolinea inoltre che «tutti i contenuti sono firmati da nomi falsi e inesistenti per schermare la vera identità degli autori e poter mistificare le informazioni a mio detrimento», evidenziando l’utilizzo ricorrente di pseudonimi che, secondo il denunciante, sarebbero funzionali a «conferire una parvenza di pluralità, competenza e indipendenza» a contenuti ritenuti diffamatori.
Sotto il profilo dei contenuti, l’atto parla di una impostazione «costantemente denigratoria, che va ben oltre la critica politica in senso proprio», con espressioni che – secondo la querela – lederebbero l’onore e la reputazione del Sindaco, quali «arroganza del potere», «vive nel lusso mentre il Comune muore», «politica scellerata», «vergogna», «incapacità».
Viene inoltre evidenziata la presenza di caricature e immagini ritenute gravemente offensive, tra cui quella intitolata «SINFONIA DEL MALAFFARE», che – si legge – configurerebbe «un’accusa diretta e gravissima di corruzione e malaffare».
Nel documento si fa riferimento a «100 pubblicazioni in oltre 7 mesi, con cadenza pressoché quotidiana», ritenute idonee a integrare, oltre alla diffamazione aggravata, ulteriori ipotesi di reato tra cui la sostituzione di persona e gli atti persecutori. In particolare, la querela richiama frasi considerate minacciose o intimidatorie, come «Il suo tempo, forse, sta per scadere» e «Chi non è in grado… dovrebbe avere la dignità di dimettersi».
Il Sindaco precisa che l’iniziativa giudiziaria non intende limitare il confronto politico o la libertà di espressione, ma si rende necessaria – come dichiarato nell’atto – per contrastare una «azione comunicativa organizzata, caratterizzata da continuità, metodo e finalità lesive», che avrebbe inciso anche sulla propria sfera personale, inducendolo a «ridurre significativamente la propria presenza sui social network».
Con la querela si chiede alla Procura di identificare gli autori materiali delle condotte denunciate, di procedere penalmente nei confronti dei responsabili.
Nel corpo della conferenza stampa, il Sindaco evidenzia una chiara correlazione tra le condotte denunciate e le dinamiche tipiche del cyberbullismo, inteso come insieme di comportamenti reiterati e sistematici posti in essere attraverso strumenti telematici con finalità vessatorie e lesive della reputazione e della serenità personale della vittima.
La querela, infatti, evidenzia che la pressione comunicativa descritta avrebbe determinato «un perdurante e grave stato di ansia» e l’alterazione delle abitudini di vita del querelante, il quale avrebbe ridotto significativamente la propria presenza sui social network per timore di ulteriori attacchi e manipolazioni. Si tratta di evidenti indicatori riconducibili a forme subdole ma fortemente incisive di cyberbullismo, oltretutto indirizzati ad una figura istituzionale ed un Pubblico ufficiale, qual è il Sindaco di Adrano.
Il Sindaco, insieme all’Amministrazione comunale, ribadisce il proprio impegno a operare con trasparenza e nel rispetto del diritto alla critica, accettando qualsiasi confronto politico anche aspro, ma quando, nel contesto anonimo dei social network, assume carattere denigratorio, intimidatorio o persecutorio reiterato ed invasivo.
Per quanto ciò evidenziato sono ascrivibili, secondo quanto riportato nella querela, i seguenti reati: Diffamazione aggravata (Art. 595 co. 1, 2, 3 e 4 c.p.), Sostituzione di persona (Art. 494 c.p.), Utilizzo sistematico di nove pseudonimi diversi (Sara Petronio, Angelo Michele, Angelo Raffaele, Angelo Alberto, Alberto Vaccaro, A. Liotta, Lory, Liotta Piera, “La Redazione”), Atti persecutori (Art. 612-bis c.p.), Reati a mezzo stampa (Art. 57 c.p. e L. 47/1948).


