Nell’ambito di una complessa e articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania avente ad oggetto i delitti di concussione, corruzione e induzione a dare e promettere utilità commessi dai Pubblici Ufficiali contro la Pubblica amministrazione, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un appartenente al Comando Provinciale della GdF di Catania, per l’ipotesi di “induzione indebita a dare o promettere utilità” (art. 319-quater c.p.). L’arresto è avvenuto in occasione del ritiro di una tranche di 4.000 euro in denaro contante dal titolare di un’attività commerciale di Acireale a fronte della prospettazione di un suo intervento per la riduzione degli importi di cartelle esattoriali gravanti sull’imprenditore. Ferma restando la presunzione d’innocenza delle persone sottoposte a indagine, valevole ora e fino a condanna definitiva, su richiesta dell’Ufficio di Procura, il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto, applicando al militare la misura della custodia cautelare in carcere anche in relazione a ulteriori condotte di concussione (art. 317 c.p.), di “induzione indebita a dare o promettere utilità” (art. 319-quater c.p.) nonché di “accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico” (art. 615-ter c.p.) emerse nel più ampio contesto delle investigazioni svolte dalle Fiamme Gialle etnee sotto la direzione di questa Procura. Le indagini hanno infatti permesso – anche grazie ad attività tecniche, assunzioni testimoniali e interrogatori – di far emergere molteplici elementi indiziari in merito a diverse vicende in cui il militare, abusando della propria qualità di Pubblico Ufficiale e dei poteri connessi alla funzione, a fronte della dazione di denaro o altre utilità, avrebbe prospettato ad alcuni operatori economici di Adrano, Acireale e altri paesi pedemontani, la possibilità di evitare controlli fiscali o di eseguirli con esito regolare o ancora di intervenire per ridurre gli importi di cartelle esattoriali per debiti erariali. Le indagini avrebbero consentito di acquisire gravi indizi in ordine ad una abituale strumentalizzazione della qualità e delle funzioni da parte del Pubblico Ufficiale, il quale avrebbe ottenuto somme di denaro nonché altre utilità, tra le quali anche la liquidazione di un indennizzo (per circa 6.000,00 euro) per un presunto falso incidente stradale dallo stesso artificiosamente denunciato che avrebbe ottenuto anche imponendo ad un piccolo commerciante l’emissione di false fatturazioni. Le attività di indagine sono ancora in corso per l’approfondimenti di numerose ulteriori vicende sottoposte al vaglio degli inquirenti, tanto che tra le esigenze cautelari riconosciute dal Giudice per le Indagini Preliminari, come prospettato dalla Procura, vi è anche il concreto pericolo di inquinamento probatorio; nei prossimi giorni saranno escussi ulteriori soggetti la cui posizione, nel rapporto con il Pubblico Ufficiale, è da chiarire.
Dunque le indagini proseguiranno. Le attività di indagine si inquadrano nel più ampio quadro delle azioni svolte da questa Procura e dalla Guardia di Finanza contro ogni forma di condotta illecita messa in atto da singoli individui suscettibile di pregiudicare il buon andamento e l’imparzialità del servizio pubblico, con ripercussioni negative sulla collettività e sulle Istituzioni a servizio dello Stato. Non possiamo non evidenziare come, assai meritevolmente, la GdF abbia svolto in modo puntuale, professionale e tempestivo le indagini delegate da questo Ufficio nel lodevole intento di fare luce con rigore all’interno del Corpo.


